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08/10/11 L'ultima stazione del mio treno

Your sorrow is mine

Your sorrow is mine
C’è chi ama catalogare, dividere, sezionare, analizzare e fare scale di priorità. Contento lui.

C’è chi ama darsi priorità, aprire agente dense di appuntamenti per non avere il terrore di essere soli. Contento lui.

C’è chi prova a capire il dolore.

Il dolore non ha sfumature. Il dolore non ha gradazioni. Il dolore non ha forma, colore, dimensione, odore.

Il dolore è dolore. E basta.

Contento lui.
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06/10/11 L'ultima stazione del mio treno

Affamato da impazzire

Affamato da impazzire
Poche parole, da chi ti ha apprezzato: come uomo, imprenditore, creativo e inventore.

Ciao Steve. 

Mangia una mela seduto su una nuvola.

Io resto qui. Affamato da impazzire, come mi hai detto tu.
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05/10/11 L'ultima stazione del mio treno

Muri a tempo

Muri a tempo
Accelera. 

Corri. Chi corre ha molte scelte: inciampare, arrivare al traguardo, lasciare indietro i propri compagni, caricarsi il gruppo sulle spalle, ritirarsi, vincere bene e vincere male, perdere bene e perdere male.

Ci sono ostacoli. Una volta ho incontrato un cuore, pensavo battesse, invece ticchettava: mi è esploso fra le mani.

Accelera, anche se c’è un muro. 

I muri si abbattono. Al resto ci pensa il tempo.
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03/10/11 L'ultima stazione del mio treno

Ritorno

Ritorno
C’è chi parte, chi resta, chi non sa decidere dove andare, chi non conosce luogo al di fuori di quello dove ha speso ogni istante della sua vita, c’è chi viaggia da sempre e chi non è mai partito.

Poi ci sono le due parti di te, che credevi perdute che, invece, tornano a casa.
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01/10/11 L'ultima stazione del mio treno

Bang your head

Bang your head
I passi sul marciapiede, di notte, fanno lo stesso rumore di quelli durante la giornata, il nostro sentirli più distinti è netti è tutto nel fatto che il suono si espande in modo migliore senza caos e senza altri corpi o oggetti che ne deviano le onde sonore.

E’ tutto dominato dalla prospettiva. Tutto è riconducibile a come noi percepiamo, come noi osserviamo, un po’ come in quei giochi di logica del cazzo dove devi riconoscere differenti figure dove, giureresti su tua madre, al primo sguardo ne puoi vedere solo una.

Nell’affrontare la prospettiva, le ipotesi, i misunderstaing e quant’altro c’è chi si spacca la testa. 

A me piace saltare, anche senza paracadute, qualcosa attutirà la caduta.

Per tutto il resto…è come aver voglia di piantarsi un colpo in testa per vedere se dopo la vita c’è altro….so, bang your head.
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28/09/11 L'ultima stazione del mio treno

Assente

Assente

Gli assenti hanno sempre torto disse, un giorno, un saggio.
Non è la costanza che viene premiata e neanche il fragore di una frase o di una parola. Quello che riempie le vite sono gli sguardi, attenti, come quelli del padre che osserva il suo bambino mentre gioca. 
Si può proteggere e avere cura di una vita anche con uno sguardo da lontano. 
Ci si siede sulla sponda del fiume e si aspetta il corpo di chi non era al tuo fianco, alla tua festa, a bere con te, a quel bancone del bar, seduto su quella panchina o ovunque ci fosse bisogno di quello sguardo.
Gli assenti hanno sempre torto, oggi posso dirlo anche io.

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25/09/11 L'ultima stazione del mio treno

Contromano

Contromano
Il bel sorriso, nella considerazione che è meglio l’ombra dell’originale.

La risata verso chi ricerca “Sole, cuore, amore…”.

Lo schiaffo a chi ha paura e moraleggia se legge parole spigolose.

Senza ombre il concetto di luce non ci sarebbe.

Senza odio l’amore sarebbe una cosa come tante.

Senza schiaffi le carezze sarebbero un contatto fortuito.

Senza realtà i sogni sarebbero pensieri contromano.

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23/09/11 L'ultima stazione del mio treno

Errore

Errore
“Per ogni volta che sbagli hai un giorno in più da vivere.”, un giorno un amico mi disse questa frase.

Io gli ho bevuto in faccia un bicchiere di vino, ho acceso una sigaretta e ho detto: “C’è troppa gente che crede di morir giovane.”.

Lui ha sorriso.

Mi spiegò poi che il segreto per allungarsi la vita non era il mero compimento dell’errore, era la comprensione dello stesso e il chiedere scusa. La vita eterna in tre abili mosse.

Poi, ho sorriso io.

Forse dovrei prendere un megafono. Il mondo è grande e la mia frase così debole.

“Mi dispiace, chiedo scusa.”.
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19/09/11 L'ultima stazione del mio treno

Tempo perso

Tempo perso

La ricerca del tempo perduto è come provare a trattenere la pioggia di un temporale di fine estate: ti scivola fra le mani, scivolosa e fredda. Il concetto del tempo è senza dubbio l’aspetto più fastidioso della vita: è oggettivo, secondi minuti, quelle cazzate là, ma sa anche essere un aspetto legato alla percezione, al “come te lo vivi”.

Saper interpretare il proprio tempo è come avere a disposizione una canzone, una piece teatrale ed ogni altra cosa, davvero qualunque, vi venga in mente che abbia una durata predefinita, il più è nell’interpretazione, nel sentimento che ci si mette.

Tutto sta nel talento che hai a vivere il tuo tempo. Siamo fantastici interpreti di istanti prestampati.

Attori, equilibristi, musicisti. Gente alla ricerca del talento, che spesso, non c’è.
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14/09/11 L'ultima stazione del mio treno

Vite ferite

Vite ferite

L’emozione non sanguina, i ricordi non piangono, gli insulti non ricordano, gli schiaffi non parlano, gli abusi non scrivono. 

L’intelligenza sta nel capire che non si tratta di concetti.

Carne. Ossa. Parole. Muscoli. 

Le vite urlano se c’è da urlare, parlano se c’è da parlare e camminano quando vogliono ritrovare il corpo che le muove.
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Fazzoletto da tasca colorato, occhiali sulla punta del naso per darmi un tono, centomila idee nelle tasche e bollicine nel bicchiere. Questo sono io.
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