Paolo Panzacchi
L'ultima stazione del mio treno

October 22, 2017 at 8:49 pm

Le cose che tolgono

Le cose che tolgono

Una vecchia tazza di latta piena d’acqua piovana giace ai piedi di un letto, un giaciglio di ferro e cartone. Disumano. Inospitale. Ghiacciato. La stanza in cui un uomo sta riposando somiglia più a una di quelle che avremmo potuto trovare in uno di quei manicomi lager degli anni settanta nel nostro paese. Qua non siamo in Italia, però. Ci sono alcuni chilometri che separano quello che viene considerato un uomo nonostante abbia solo vent’anni e quella che un tempo lui avrebbe anche potuto chiamare casa, se solo glielo avessero permesso. Lui è diventato uomo, secondo quello che è stato uno dei suoi comandanti in passato, dopo il primo colpo andato a segno, dopo aver tolto la vita per la prima volta. Tutto il resto è stato automatismo, movimenti muscolari, null’altro.

Gianni si alza, accende una Camel avendone prima tolto il filtro. Beve un sorso d’acqua dalla tazza di latta. Si gode un momento di nulla, di pensieri sciocchi, di voglia di qualcosa di buono da mangiare, il ricordo dell’odore del pane e quella sensazione piacevole delle lenzuola pulite sul proprio corpo nudo.

Ricorda ciò che non c’è.

Ricorda quel che può.

La Camel è a metà mentre gli occhi di Gianni cadono su un cartello stradale al di fuori della finestra della stanza. Vukovar recita la scritta. Croazia. Oggi è il 31 agosto 1991, da qualche giorno l’Armata Popolare Jugoslava sta assediando la città. Lui riceverà duecentomila dollari appena ucciderà il comandante degli assedianti. I croati e gli americani pagano bene, pensa mentre carica il proprio fucile Sako ed esce dal suo nascondiglio, affamato di soldi, sangue e morte, avendo ben presente da dove nasca il suo odio, da una mancanza, come tutte le cose che tolgono e non danno, mai.

 

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