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27/07/16 News

A G NOIR 2016

A G NOIR 2016

Il mio racconto “Quattro minuti alla fine” è risultato tra i dieci vincitori del Concorso A G NOIR 2016.

http://www.ivg.it/2016/07/andora-successo-festival-del-noir-ag-noir-vincitori-del-concorso-letterario/

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01/07/16 News

Il pranzo della domenica

Il pranzo della domenica

Il mio romanzo inedito “Il pranzo della domenica” è tra i cinque finalisti al Premio NebbiaGialla 2016 Sezione romanzi inediti.

http://nebbiagialla.eu/2016/06/29/finalisti-dei-premi-nebbiagialla-racconti-romanzi-inediti/

 

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23/06/16 L'ultima stazione del mio treno

I piedi nella sabbia

I piedi nella sabbia

Il nostro tempo è un nido felice in cui vivere senza pensieri.

La libertà è lo sguardo perso oltre un tramonto dai mille colori ascoltando il proprio respiro, osservare i movimenti del petto sincronizzati con la delicata brezza propria dei paesaggi di mare alla sera. Le parole sarebbero un inutile spreco di tempo, fatica e voglia di vivere. Così sarebbe bello rimanere, ad ascoltare le onde e quello che non si dice. Con i piedi nella sabbia loro, sì, liberi sempre.

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06/04/16 News

Aprile

Aprile

Ciao a tutti questi sono gli appuntamenti di aprile con “L’ultima intervista”:

13 aprile Crevalcore (BO), ore 20.45, La Nuova Libreria del Portico Via Cavour 22, con Alberto Petrelli, letture a cura di Mara Munerati;

30 aprile Copparo (FE), ore 18.00, Biblioteca Comunale Via Roma 28, con “A bocca chiusa” di Stefano Bonazzi, modera l’incontro Patrizia Lucchini.

Vi aspetto

 

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25/03/16 L'ultima stazione del mio treno

Le morti necessarie

Le morti necessarie

La mano è salda, la mente è forte, l’occhio vede lontano. Il resto è solo la velocità del piombo, l’esplosione del fuoco e la precisione del mio strumento. Dall’altra parte della collina i rumori, gli odori, i colori, che parlano di morte, di un corpo che cade. Le morti necessarie. Un giorno sarà necessaria anche la mia, oggi non lo è, lo penso e lo ripenso, mentre con rapidità smonto il mio SAKO e torno nell’ombra della quale mi nutro, nella quale abito, ventre molle e matrigno che mi ha sputato fuori alla luce del sole malato che tenta, invano, di riportarci alla luce.

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25/03/16 News

L’ultima intervista vince il premio della critica al Premio Città di Cattolica 2016

L’ultima intervista vince il premio della critica al Premio Città di Cattolica 2016

L’ultima intervista ha vinto il premio della critica al Premio Internazionale Città di Cattolica. Io sono molto felice, Guglielmo si sta spaccando di frizzantini, rustichelle, sabbione comprato in Via Zamboni e gin tonic di pessimo livello. Evviva!

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12/03/16 L'ultima stazione del mio treno

Il giusto riposo

Il giusto riposo

La guerra, quella vera, dicono i vecchi, l’abbiamo vissuta noi. Conosciuta tra le pieghe della fame, del terrore e nell’umido delle lacrime che abbiamo finito, piangendo solo con la voce spezzata, perché era quella l’unica cosa che ci era rimasta. Questo dicevano i vecchi, la memoria storica di ciò che è stato. Voi giovani, le loro frasi iniziano sempre così. Noi giovani cosa ne sappiamo, pensano loro. Questa cosa mi fa arrabbiare, così tanto che, quella di guerra di cui parlano loro, gliela porterei ancora, con tutta la forza di cui sono capace, la farei tornare nei loro giorni, nelle loro case. Oggi io sono un soldato, non di quelli ufficiali, di quelli senza bandiera, senza onore. Io combatto perché non ho avuto scelta, loro hanno avuto medaglie, ricordi, compagni con cui ricordare. Io ho il tempo di una Marlboro di contrabbando per fermarmi e riflettere prima che il vento ricominci a soffiare nella speranza che una raffica non mi porti via.

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29/02/16 L'ultima stazione del mio treno

Vent’anni

Vent’anni

Avevo solo vent’anni.

Mia madre era morta, mio padre non aveva voluto saperne, avevo già conosciuto l’omicidio, la guerra, l’odore della polvere da sparo, della carne umana bruciata. Avevo già ascoltato parole oscure da chi avrebbe dovuto preservare l’ordine e garantire futuro alle generazioni a venire, avevo già sentito l’urlo straziante di una madre a cui erano stati uccisi i figli. Avevo visto sangue, morte, incrociato occhi ai quali era stato negato ogni possibile futuro se non quello verniciato d’odio e rancore.

Avevo solo vent’anni.

Oggi ne ho quarantacinque, sono ancora qua, il mondo non è cambiato. Si sacrifica la dignità di oggi in nome delle guerre che faremo domani, domani guadagnerò ancora il mio pane, il mio vino e le mie cicatrici.

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29/02/16 News # , , , ,

Marzo

Marzo

Ciao a tutti. Per il mese di marzo non sono previste al momento presentazioni de “L’ultima intervista”, ci vedremo per due appuntamenti dell’antologia “Denti” edita Fernandel.

1 marzo, Budrio (BO), ore 20.45, Libreria Biblion in Via Benni 5, con Gianluca Morozzi;

5 marzo, Ravenna, ore 18.00, Libreria Liberamente in Via L.B. Alberti 38, con Gianluca Morozzi.

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24/02/16 L'ultima stazione del mio treno

Le cose che tolgono

Le cose che tolgono

Una vecchia tazza di latta piena d’acqua piovana giace ai piedi di un letto, un giaciglio di ferro e cartone. Disumano. Inospitale. Ghiacciato. La stanza in cui un uomo sta riposando somiglia più a una di quelle che avremmo potuto trovare in uno di quei manicomi lager degli anni settanta nel nostro paese. Qua non siamo in Italia, però. Ci sono alcuni chilometri che separano quello che viene considerato un uomo nonostante abbia solo vent’anni e quella che un tempo lui avrebbe anche potuto chiamare casa, se solo glielo avessero permesso. Lui è diventato uomo, secondo quello che è stato uno dei suoi comandanti in passato, dopo il primo colpo andato a segno, dopo aver tolto la vita per la prima volta. Tutto il resto è stato automatismo, movimenti muscolari, null’altro.

Gianni si alza, accende una Camel avendone prima tolto il filtro. Beve un sorso d’acqua dalla tazza di latta. Si gode un momento di nulla, di pensieri sciocchi, di voglia di qualcosa di buono da mangiare, il ricordo dell’odore del pane e quella sensazione piacevole delle lenzuola pulite sul proprio corpo nudo.

Ricorda ciò che non c’è.

Ricorda quel che può.

La Camel è a metà mentre gli occhi di Gianni cadono su un cartello stradale al di fuori della finestra della stanza. Vukovar recita la scritta. Croazia. Oggi è il 31 agosto 1991, da qualche giorno l’Armata Popolare Jugoslava sta assediando la città. Lui riceverà duecentomila dollari appena ucciderà il comandante degli assedianti. I croati e gli americani pagano bene, pensa mentre carica il proprio fucile Sako ed esce dal suo nascondiglio, affamato di soldi, sangue e morte, avendo ben presente da dove nasca il suo odio, da una mancanza, come tutte le cose che tolgono e non danno, mai.

 

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Fazzoletto da tasca colorato, occhiali sulla punta del naso per darmi un tono, centomila idee nelle tasche e bollicine nel bicchiere. Questo sono io.
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