Paolo Panzacchi
L'ultima stazione del mio treno

Eleonora Molisani

12/04/15 I passeggeri del mese # , , , ,

I passeggeri del mese: Eleonora Molisani

I passeggeri del mese: Eleonora Molisani

Oggi parliamo con grande piacere con Eleonora Molisani, giornalista e scrittrice, che da poco ci ha regalato il suo esordio letterario, “Il buco che ho nel cuore ha la tua forma” edito Priamo & Meligrana. Eleonora è è caposervizio attualità del settimanale Tu Style di Mondadori. Collabora con il portale di pop-publishing Scrivo.me di Mondadori e con il webmagazine Il Calibro. Online ha fondato la community Natural Born Readers&Writers e il newsmagazine News-tweet. Collabora, come docente di giornalismo multimediale, con la Scuola di comunicazione Mohole di Milano.

Chi è Eleonora Molisani?

Una persona che avrebbe dovuto fare l’avvocato ma ha fortissimamente voluto fare la giornalista, per via del folle amore verso la parola scritta. Che lavora in un settimanale femminile di Mondadori (Tu Style) ma si occupa di comunicazione da più di vent’anni, quindi in modo naturale ha allargato la sua visuale sui social network (con la community Natural Born Readers and Writers e il blog Newstweet.com) e in altri luoghi in cui poter condividere la passione per l’arte e la letteratura. Che di recente ha scritto un libro in cui può esprimere anche quello che difficilmente può fare un giornalista quando racconta le storie altrui: essere la cassa di risonanza di persone e avvenimenti, filtrandoli – liberamente – con la propria sensibilità.

“Il buco che ho nel cuore ha la tua forma”, edito da Priamo & Meligrana ci racconta storie dure, difficili, che ci travolgono con un ritmo mozzafiato e affrontano temi difficili a tinte inquiete. A questo proposito volevo chiedere come mai hai voluto proprio utilizzare la forma del racconto per parlare di queste tematiche? C’è un racconto fra quelli che hai scritto al quale sei maggiormente legata?

Ho scelto il racconto perché è un genere piuttosto bistrattato che io amo molto, come anche la poesia. “I racconti sono operazioni sulla durata, incantesimi che agiscono sul tempo, contraendolo o dilatandolo”, diceva Calvino. Puoi racchiudere un universo di significati in poche lettere, basta avere il coraggio di usarle come un bravo burattinaio, di giocarci senza paura. In realtà quelli de “Il buco che ho nel cuore ha la tua forma” non sono neanche veri racconti ma storie brevissime, abbozzi di trame: ho sottratto materia fino ad arrivare a un prodotto scarno e senza fronzoli. Non volevo intrattenere, ma trattenere il lettore sulle pagine. Almeno per quel pochissimo tempo che serve a leggere questo piccolo libro. Volevo suscitare emozioni forti, produrre qualcosa di potente, nel bene o nel male; una scossa alla coscienza. Per me è stato un esperimento narrativo e un editore in gamba e un bravo editor (Giuseppe Meligrana ed Emanuele Pettener) sono stati miei complici, convinti ed entusiasti. A quale sono più legata? A ogni singola sillaba, ma quello che è piaciuto di più ai lettori è: “La rete ammazza i giovani”. Penso che siano stati colpiti dal fatto che nella vita non si è mai pronti al peggio. È una delle trappole di questo millennio insidioso: pensiamo di essere spregiudicati e capaci di affrontare tutto. Poi, quando gli eventi ci piombano addosso, reagiamo in modo scomposto, non coerente con quello che abbiamo sempre predicato quando quelle cose non riguardavano noi, ma gli altri. Il concetto è ben rappresentato anche nel collage della copertina “Sirena di cuori”, dell’artista Angelo Formica. Questi tempi sono ammaliatori, perché tecnologia e connessioni ci fanno sentire invincibili, ma basta una crepa al guscio che ci protegge ed ecco che i cocci della nostra esistenza si disperdono al vento.

 Ne “Il buco che ho nel cuore ha la tua forma” ci parli di storie legaggti a tematiche tremendamente attuali come omosessualità, schiavitù tecnologica, disagio dei migranti. Da giornalista avrai anche affrontato questi aspetti sotto il profilo della cronaca, credi che parlarne attraverso il racconto possa essere una chiave giusta per aiutare il pubblico a comprenderne le dinamiche?

Più che crederci, lo spero. Nella vita quotidiana il dolore e il disagio altrui ci passano attraverso per pochissimo tempo: quello di una notizia letta sul giornale o sul web, o ascoltata in tv. Poi tutto ricomincia a scorrere veloce, viene archiviato in fretta, quasi niente sedimenta dentro di noi. Il risultato è una specie di anestetizzata indifferenza verso quello che capita, spesso anche sotto i nostri occhi. Raccontare le cose in modo violento, crudo e spietato forse può portare a una riflessione più profonda. O comunque a fermare il pensiero su persone ed eventi che non necessariamente avvengono dall’altra parte del mondo ma magari dall’altra parte del pianerottolo, o dietro la porta accanto. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Come dico in Parolibere, l’ultima delle storie del libro, mi sento una specie di mina vagante. Penso che la libertà non consista nel “fare delle cose” ma nell’essere, nel sentirsi, liberi intellettualmente. La mia rotta è la libertà, quindi non so se ci saranno altre parole da dire o se qualcuno avrà ancora voglia di darmi voce. Ho tante idee e cerco di coltivarle ma per ora mi godo la cosa più bella: leggere e ascoltare quello che le persone mi dicono dopo aver letto Il buco che ho nel cuore ha la tua forma. E’ come se quelle pagine venissero riscritte decine di altre volte.

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Fazzoletto da tasca colorato, occhiali sulla punta del naso per darmi un tono, centomila idee nelle tasche e bollicine nel bicchiere. Questo sono io.
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