Paolo Panzacchi
L'ultima stazione del mio treno

January 16, 2019 at 11:52 am

I passeggeri del mese: Alessio Romano

I passeggeri del mese: Alessio Romano

Oggi parliamo con grandissimo piacere con Alessio Romano, nato a Pescara nel 1978. Ha studiato a Bologna e presso la Scuola Holden di Torino. Ha esordito con il romanzo “Paradise for all” (Fazi, 2005), giudicato da molti critici come uno dei migliori debutti letterari degli ultimi anni. “Solo sigari quando è festa” (Bompiani 2015) è il suo secondo romanzo.

Chi è Alessio Romano?

La prima risposta che mi viene in mente è questa: un narratore innamorato delle storie.

Il tuo ultimo romanzo è “Solo sigari quando è festa” edito Bompiani. A quanto so è stato un lavoro che ha richiesto una lunga gestazione. Ci puoi raccontare come hai costruito la storia? Il contesto nel quale hai deciso di ambientare il tuo romanzo è una realtà che tu conosci bene, l’Aquila, essendo tu abruzzese, nello specifico hai voluto dare come sfondo alle vicende di Nick e del Ragno il sisma che ha colpito quella terra, come mai questa scelta?

Nella scrittura di “Solo sigari quando è festa” ho voluto cristallizzare su carta delle forti emozioni ed esperienze che sono legate alla tragedia del sisma del 2009. La cosa che più mi ha colpito di quella tragedia (al di là di tutte le tristi storie di malcostume e di alcune tragiche scelte legate alla ricostruzione) è stata proprio quella dell’idea di una morte così improvvisa e assurda, il crollo di ogni certezza, il sentire la terra tremare sotto i piedi, in pochi istanti che possono cancellare ogni cosa. Il genere del thriller (dall’inglese “to thrill”, tremare, rabbrividire), mi è sembrata la scelta più efficace. Il thriller è il genere dove il protagonista rischia di morire e da questo punto di vista può essere piegato in senso esistenziale, come ho cercato di fare io. Ovviamente il romanzo è poi diventato una lunga dichiarazione d’amore per la mia regione, l’Abruzzo, e la sua gente, la sua natura e, perché no?, anche i suoi prodotti gastronomici.

Nel tuo romanzo hai dato molto spazio a Facebook. E’ stata una scelta narrativa o hai voluto lanciare un messaggio specifico? Che rapporto hai con i social media?

Mi premeva raccontare un fenomeno che mi interessa molto. Così è nato Il Ragno, il serial killer che colpisce tramite una richiesta di amicizia in grado di trasformasi in un incubo. Io credo di avere un rapporto tutto sommato “sano” con Facebook (lo uso molto per promuovere la mia attività di scrittore e di organizzatore di eventi culturali, oltre che per tenermi in contatto con amici che lo sono prima di tutto nella vita reale); ma ho sempre di più l’impressione che dietro la diffusione dei social ci sia un problema di esibizionismo; la voglia di trasformare in pubblica la nostra vita privata, rinunciando (senza preoccuparci delle conseguenze) al diritto alla privacy.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ce ne sono davvero molti, tutti più o meno legati alla scrittura. Ma per ora preferisco parlarti dell’unico certo. La pubblicazione, prevista per la prossima primavera, nella collana dei Tascabili Bompiani del mio primo romanzo: Paradise for All, uscito dieci anni fa. È una cosa di cui sono davvero molto orgoglioso e soddisfatto. E anche curioso di riaffrontare e rileggere un testo che non tocco più da così tanti anni. Mi fa uno strano effetto.

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