Paolo Panzacchi
L'ultima stazione del mio treno

March 19, 2019 at 7:08 pm

I passeggeri del mese: Alberto Petrelli

I passeggeri del mese: Alberto Petrelli

Oggi parliamo con grande piacere con Alberto Petrelli, pugliese, vive a Ferrara, suona il basso nei Blutarsky, ha un gatto nero che si chiama Colonnello Mustard e spende il suo tempo libero guardando serie tv. Ha esordito nell’antologia Serial Kitchen (Cicogna Editore) col racconto La mamma è sempre la mamma. I dolori del giovane imbuto è il suo primo romanzo (Pendragon 2015).

Chi è Alberto Petrelli?

Alberto Petrelli è un serio assicuratore pugliese che si è trasferito a Ferrara 11 anni fa. Poi c’è Albo, che suona, scrive, gozzoviglia e conduce una vita abbastanza discutibile. Possono coesistere due personalità così differenti? Beh, eccovi la prova vivente. (Zan Zan Zaaaaan)

Il tuo primo romanzo è I dolori del giovane imbuto, edito Pendragon nella collana gLam. Ci racconti la storia di Babuz, sceneggiatore di fil porno per una casa cinematografica di un suo vecchio amico. Babuz è un personaggio singolare poiché, non avendo inventiva trae ispirazione dai vecchi Harmony della nonna. Attorno a lui ruotano personaggi sublimi, come Suor Dentona, Zucco e molti altri. Ci racconti come hai avuto questa idea? Com’è nato questo romanzo?

L’idea di base parte da una puntata di Scrubs, una serie tv divertentissima. Nella quarta o quinta stagione, non ricordo bene, Elliot, la protagonista femminile, vive una relazione con un personaggio appena conosciuto che sostiene di amare follemente. Carla, l’infermiera sua migliore amica, le fa notare che non sa nemmeno che lavoro faccia il tizio in questione e la Nostra quindi decide di porgli la fatidica domanda “che lavoro fai?”. “Produco film porno tedeschi”, l’imprevedibile risposta. Ecco, il resto l’hanno fatto 2 bottiglie di vino, qualche arrosticino e una lunga chiacchierata con il buon Gianluca Morozzi alla festa dell’unità di Bologna.

Alberto Petrelli scrittore e musicista, infatti suoni il basso nella band ferrarese dei Blutarsky. Ci puoi dire com’è nata la tua passione per la scrittura? Per ciò che concerne invece la musica, come vedi lo scenario attuale delle band undergound in questo momento, ci parli della tua esperienza?

Più che per la scrittura, l’amore è per la lettura: a sedici anni Salinger è stato il colpo di fulmine, poi da li in poi un fiume di autori più o meno famosi che, oltre ad accrescere la mia passione, mi hanno insegnato anche a scribacchiare. Così una decina di anni fa ho iniziato a scrivere qualche raccontino, le famose Albo Story, episodi di vita vissuta di un giovane universitario, nulla di speciale (anche se qualcosina la ritroverete nel libro), e ho avuto la fortuna di conoscere Gianluca, che ne ha letto qualcuno di quelli messi a morire li tra le mie note di Facebook e mi ha spronato a continuare. E… ho continuato!
La musica Underground ferrarese, nonostante molti pensino il contrario, la trovo ben viva e in salute e ci sono band che meriterebbero un palcoscenico ben più ampio di quello meramente provinciale: gruppi come Not The Pilot, Devocka, il progetto musicale del buon Artan sono i primi che mi vengono in mente. Ma anche i Dance With The Bear, i DoRobot e i Maltempo. Tra parentesi, anche se lo sanno in pochi, abbiamo una scena hard rock/metal invidiabile, anche a livello internazionale. Per quanto riguarda i Blutarsky, direi che siamo una band in evoluzione: abbiamo da poco cambiato il batterista e stiamo iniziando a registrare il primo album dopo un demo che pare sia stato molto apprezzato… vedremo!

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto iniziando a scrivere il seguito del primo romanzo, che ha già un titolo, un inizio e una fine. Diciamo che è solo da riempire. Le tematiche saranno completamente differenti da quelle de I Dolori del Giovane Imbuto, ma spero di riuscire a strappare ancora qualche risata.

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