Paolo Panzacchi
L'ultima stazione del mio treno

November 30, 2020 at 4:40 am

I passeggeri del mese: Gianluca Mercadante

I passeggeri del mese: Gianluca Mercadante

Oggi parliamo con grandissimo piacere con Gianluca Mercadante, scrittore nato a Vercelli. Ha pubblicato McLoveMenu (Stampa Alternativa, 2002; Premio Parole di Sale), Il banco dei somari (NoReply, 2005), Nodo al pettine – Confessioni di un parrucchiere anarchico (Alacràn, 2006), Polaroid (Las Vegas, 2008), Il giardino nel recinto di vetro (Birichino, 2009), Cherosene (Las Vegas, 2010), Caro scrittore in erba (Las Vegas, 2013), Noi aspettiamo fuori (Effedì Ed., 2014) e Casinò Hormonal (Lite Editions, 2015). Suoi racconti sono inoltre apparsi in antologie, riviste di settore e per il Giallo Mondadori.

Chi è Gianluca Mercadante?

Uno che scrive. O un disadattato mentale, se preferisci.

Il tuo ultimo libro “Casinò Hormonal” uscito per Lite Editions ha come sfondo il mondo delle pellicole a luci rosse, come mai hai deciso di affrontare questo tema? Ci racconti qualcosa dei due protagonisti?

Perché è un tema scomodo e può diventare una bella sfida raccontare un tema scomodo – e sordido, come può apparire il porno – con eleganza, utilizzando lo sfondo dell’industria pornografica allo scopo di far emergere con prepotenza i temi centrali del libro: l’amicizia fra i due protagonisti – il regista Alessandro Lodato, detto Sandrino, e il pornodivo Diego Paloalto -; l’amore fra l’io narrante Diego e sua moglie Tiziana; il bivio esistenziale di un quasi quarantenne che ha fondato la sua vita sul porno e ora si trova diviso su due fronti a risolvere lo stesso problema. Sul set pare abbia infatti qualche calo di virilità. Contemporaneamente, tra le mura domestiche, Tiziana non riesce ad avere da lui il figlio che entrambi desiderano. “Casinò Hormonal” tratta quindi il tema della sterilità maschile cercando di abbatterne innanzitutto la fobia. E, dato che l’ambiente del porno ben si presta a una narrativa di tipo grottesco, lo fa a suon di risate.

Nel tuo pamphlet “Caro scrittore in erba…”, edito da Las Vegas, ci hai raccontato invece il mondo dell’editoria seria e non. Molte persone oggi hanno un libro nel cassetto e si domandano cosa poter fare di quel plico di fogli. Quali consigli puoi dare a questi scrittori in erba?

Senz’altro di non pagare. Un autore può per mille motivi al mondo non fare mai affidamento sulla propria opera letteraria quand’è ora di saldare le bollette, ma di sicuro non deve anche rimetterci. E poi, riflettiamoci un momento: cos’è una casa editrice? Un’azienda. E in quale azienda al mondo il datore di lavoro non si sobbarca il rischio d’impresa? Un editore privato del necessario rischio d’impresa che deve assumersi nell’immettere sul mercato un libro, è come invitato a non promuoverne in alcun modo la diffusione. I suoi soldi se li è presi, s’è già messo in pari. Tanti saluti e grazie. Se il mondo editoriale dovesse sbattervi le porte in faccia dappertutto, andate in tipografia e provvedete in autonomia, piuttosto, ma non finite in pasto a questi caimani dell’editoria a pagamento. Col solo fatto di esigere dallo scrittore esordiente un contributo economico finalizzato alla pubblicazione della sua opera dimostrano quanto di quell’opera gliene freghi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto scrivendo un testo teatrale per una commedia musicale, un’altra produzione dei Banda Putiferio, una band della Brianza con cui da anni sto collaborando. Il nostro ultimo progetto, “Liscio Assassino”, è un libro+cd edito da Zona Edizioni che contiene contributi ad opera di noiristi importanti, quali Massaron, Morozzi, Limardi, Pinketts, Vallorani, e interventi di autentici mostri del teatro italiano come Bebo Storti e Antonio Rezza. Il testo teatrale che sto realizzando è pensato per uno spettacolo nato a sua volta proprio intorno a questo progetto. Nella seconda parte del 2015 dovrebbe inoltre uscire da Las Vegas un mio nuovo pamphlet, strutturato in maniera simile a “Caro scrittore in erba…”. Il tema stavolta sarà però la lettura.

 

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